L’artrite si cura nel piatto

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Gambe in Gamba Magazine: l'artrite si cura nel piatto

Nonostante la mole di lavori scientifici che stanno confermando i legami tra alimentazione e le varie forme di artrite (Artrite reumatoide, Artrite reattiva, Artrite psoriasica) sono ancora poche le strutture che propongono specifici cambi alimentari per controllare dolore e infiammazione e aiutare chi ne soffre a recuperare il proprio stato di benessere in modo naturale.

Il legame tra alimentazione e artrite

Ci sono due aspetti che legano il cibo e l’infiammazione. Il primo dipende dalle citochine del sistema immunitario stimolate dall’ingestione di un cibo che genera una infiammazione alimentare. È legato all’innalzamento dei livelli di Baff, di Paf e di altre citochine, che come descritto da Cheng (1) sono in grado di attivare una risposta autoimmunitaria nell’organismo. Si tratta del meccanismo che molti identificavano con il nome ormai obsoleto e ascientifico di “intolleranze alimentari“. Il secondo dipende invece dalle adipochine prodotte dalle cellule del tessuto adiposo come risposta alla particolare modalità alimentare, ad esempio dalla dominanza di assunzione di carboidrati rispetto alle proteine (con produzione di visfatina), dal digiuno prolungato (con produzione di resistina) e dal mancato rispetto del fisiologico timing alimentare (in assenza di prima colazione ad esempio la leptina non viene prodotta). Grazie a queste nuove conoscenze è possibile affrontare ogni caso di artrite, anche quando ci sia una forte componente autoimmunitaria, partendo dallo studio dell’infiammazione da cibo, del Profilo Alimentare personale e impostando una proposta nutrizionale individualizzata adatta a ridurre i livelli di infiammazione locali e sistemici.

Oltre al primo importante lavoro di Francisca Lago (2), anche le ricerche di Conde (3), pubblicate su Discovery Medicine, hanno considerato gli effetti di induzione dell’artrite legati alla scorretta distribuzione di proteine e carboidrati all’interno dei singoli pasti. La ricerca scientifica sta infatti confermando oggi il fondamentale impatto delle adipochine nella genesi dell’infiammazione articolare e dei fenomeni dolorosi che ne sono correlati.

Il sistema alimentare che spesso consiglio ai nostri pazienti, a partire dalla ricca prima colazione, mira specificamente a controllare e orientare la produzione delle adipochine rilasciate dal tessuto adiposo, e a ridurre la produzione di Baff (B Cell Activating Factor) che, grazie agli studi di Lied (4) spiega tutti i sintomi infiammatori che usualmente sono ascritti al cibo.

Attilio Speciani

Per approfondimenti:
1) Chen M et al, Cytokine Growth Factor Rev. 2014 Jun;25(3):301-5. Epub 2013 Dec 24.
2) Lago F et al, Nat Clin Pract Rheumatol. 2007; 3(12):716-724
3) Conde J et al, Discov Med. 2013 Feb;15(81):73-83
4) Lied GA et al, Aliment Pharmacol Ther. 2010 Jul;32(1):66-73. Epub 2010 Mar 26

Articolo Pubblicato da Nutrizione 33

Luca Scaramuzzino è laureato in medicina e chirurgia presso il Campus Bio-Medico di Roma (2016), dove è stato interno per due anni nell'unità operativa di chirurgia plastica e ricostruttiva ed ha svolto la tesi sul trattamento delle ulcere. Ha partecipato a numerosi corsi, di scleroterapia e medicina estetica. Attualmente affianca il padre nel suo lavoro di flebologo e con lui condivide numerose passioni tra le quali la fotografia. Ha partecipato alla realizzazione del libro “Alla gente del Mali” (2012) e all'omonima esposizione presso il P.A.N. di Napoli.

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