Cosa sono le Vene Varicose?

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Gambe in Gamba Magazine: vena varicosa

Varici o vene varicose

Il termine varice significa dilatazione, tortuosità. Le varici o vene varicose sono quindi una dilatazione delle vene che tendono successivamente ad assumere un aspetto tortuoso.

Le varici più classiche, le cosiddette varici tronculari si formano in corrispondenza delle ormai famose vene safene e soprattutto delle loro collaterali, ma molto spesso le varici formano una vera e propria rete periferica, da cui la definizione varici reticolari. Queste sono situate soprattutto sulle superfici esterne e posteriori delle cosce e delle gambe e possono presentarsi in forma circoscritta o diffusa alla maggior parte della superficie della coscia e della gamba. Le varici reticolari, di solito considerate soltanto un problema estetico, possono essere causa di disturbi tipici dell’insufficienza venosa al pari delle varici tronculari.

Le vene varicose sono più o meno visibili in rapporto ad una loro localizzazione più o meno superficiale e ne è colpita circa la metà (50%) della popolazione generale!

Perché si formano le varici?

La loro origine è basata sulle seguenti tre ipotesi:

  • la dilatazione della parete venosa impedisce il corretto funzionamento delle valvole; il sangue circola in direzione opposta, cioè verso la periferia (reflusso) aumentando la dilatazione della parete. Si determina così un circolo vizioso progressivo che amplifica la malattia nel tempo.
  • L’alterazione delle valvole rappresenta il primo evento che viene seguito dal successivo sfiancamento della parete e dal circolo vizioso descritto.
  • La terza ipotesi è rappresentata dalla combinazione sincrona dei due precedenti meccanismi e sembra verificarsi nella maggior parte dei casi.

Sono ereditarie?

Una vera e propria ereditarietà non è dimostrata ma gli studi e l’esperienza confermano senza dubbio l’importanza della famigliarità nella comparsa e nella progressione di queste malattie. Anche in questo caso la tendenza appare più spiccata nel sesso femminile. Ad esempio: una donna, figlia di genitori entrambi portatori di vene varicose, ha una probabilità di sviluppare la stessa malattia del 95%. Se uno solo dei genitori è malato, la probabilità scende al 65%. Le percentuali nel maschio sono rispettivamente del 65% e del 25%.

Come si manifestano?

Nella fase iniziale della malattia si avverte senso di peso alle gambe ed alle caviglie, calore e stanchezza che si attenuano camminando. Compaiono crampi notturni al piede ed al polpaccio che si presentano con lunghi intervalli e, nelle fasi più avanzate, il gonfiore delle gambe e dei piedi.

Questi fastidi tendono ad accentuarsi in primavera-estate e, per la maggior parte delle donne, nel periodo premestruale. Generalmente le varicosità ed i capillari compaiono successivamente quando il quadro clinico tende a peggiorare. Ma questa non è una regola fissa. Infatti non sono rari i casi che presentano voluminose vene varicose accompagnate da disturbi minimi o addirittura assenti.

Si possono poi verificare complicazioni come le tromboflebiti, spesso accompagnate o seguite dalle ipodermiti (infiammazioni del tessuto sottocutaneo) o dalle linfangiti (infiammazione dei vasi linfatici che accompagnano le vene nel loro percorso). Quando la malattia ed il paziente sono abbandonati a se stessi, si presentano nel tempo danni sempre più gravi della circolazione venosa (in media del 9% per anno) e dei tessuti, fino alle ulcerazioni, che rappresentano la manifestazione estrema dell’insufficienza venosa cronica.

La tendenza progressiva della malattia, le moderne conoscenze e, non ultimo, il buon senso, suggeriscono di curarla nelle prime fasi, invece di attendere la comparsa di queste complicazioni.

Luca Scaramuzzino è laureato in medicina e chirurgia presso il Campus Bio-Medico di Roma (2016), dove è stato interno per due anni nell'unità operativa di chirurgia plastica e ricostruttiva ed ha svolto la tesi sul trattamento delle ulcere. Ha partecipato a numerosi corsi, di scleroterapia e medicina estetica. Attualmente affianca il padre nel suo lavoro di flebologo e con lui condivide numerose passioni tra le quali la fotografia. Ha partecipato alla realizzazione del libro “Alla gente del Mali” (2012) e all'omonima esposizione presso il P.A.N. di Napoli.

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